Acque minerali: parametri da considerare per la calcolosi renale

Il territorio  Italiano ma anche in Sardegna è ricco di zone dislocate in pianura o in montagna nelle quali le sorgenti di acqua vengono imbottigliate.

Pertanto le caratteristiche delle acque minerali variano notevolmente. Il loro contenuto è composto da numerose sostanze minerali: sodio, cloro, potassio, fluoro, calcio, ferro, magnesio, silice, bicarbonati  ma possono essere presenti tracce di altri elementi come litio, stronzio, arsenico, bario, manganese, solfati, iodio, nitrati, fosforo, azoto ammoniacale, alluminio, bromo. Tutti questi elementi provengono dal loro scorrimento e contatto con le superfici sotterranee e superficiali. Le sorgenti sono collocate in zone non inquinate e quindi devono essere batteriologicamente pure.

I parametri che devono essere presi in considerazione sono vari e il giudizio dell’acqua più adatta non deve basarsi su uno o due di questi ma deve essere frutto di una valutazione complessiva anche sulla base del tipo di calcoli renali da cui è affetto il paziente:

  • Il residuo secco fisso (R.F.): questo parametro è calcolato facendo essiccare in stufa a 180° un litro di acqua, quello che rimane sono i soluti e le sostanze minerali . E’ utile per classificare le acque in “minimamente mineralizzate” (R.F. <50 mg/litro); “leggermente mineralizzate o oligominerali” (R.F. < 500 mg/litro); “acque mineralizzate o medio minerali (R.F. >500 < 1500 mg/litro) e acque ricche di sali minerali (R.F. > 1500 mg/L). Questo parametro è preso in considerazione da molti acquirenti. Di fatto non costituisce un parametro indicativo poichè le acque minerali non hanno capacità curative ma solo un effetto preventivo per la formazione e/o crescita del calcolo. Solo il medico può orientare il paziente su una determinata categoria e composizione. Quello che conta in assoluto è la quantità di liquidi introdotti che, ricordo, deve essere tale da produrre una diuresi di almeno 2 litri al giorno.
  • La conducibilità. E’ un parametro che è proporzionale al R.F. Essa rappresenta la capacità dell’acqua di condurre la corrente elettrica. Maggiore è la conducibilità maggiore è il contenuto di sali minerali perchè essi favoriscono il passaggio della corrente elettrica. Infatti l’unità di misura è in mS/cm -1 (microSiemens per centimetro). Oggi esistono strumenti specifici, rapidi e precisi che determinano all’istante le variazioni della conducibilità e che hanno sostituito il calcolo della durezza dell’acqua meno preciso e rapido espresso in gradi francesi (°fH).  Tutti sali minerali (specie sali di calcio e magnesio) presenti nell’acqua contribuiscono a modificare R.F, conducibilità e durezza.
  • Il contenuto di calcio. Talora pazienti e semplici acquirenti diffidano delle acque che contengono una certa quantità di calcio (come in talune acque minimamente mineralizzate). Una certa quantità di calcio è indispensabile nelle acque che beviamo poichè il calcio nell’intestino lega fortemente alcuni composti come l’ossalato che non vengono riassorbiti e pertanto vengono eliminati con le feci. Oltretutto nei pazienti affetti da osteoporosi (come tante donne in fase post-menopausa) è necessaria una introduzione giornaliera di almeno 1200 mg/al giorno. Quindi, anche se non sono stati imposti in letteratura scientifica dei valori di riferimento, un’acqua che contenga 50-200 mg/litro è certamente accettabile.
  • Il contenuto di sodio. Impercettibile al gusto questo elemento è sempre presente in tutte le tipologia di acque minerali. Sconsigliate le acque cloruro-sodiche nei pazienti con ipertensione arteriosa e/o insufficienza renale. Accettabili valori di sodio < 120 mg/litro ma ideali quelle con concentrazioni intorno ai 20 mg/litro. Inoltre non molto recentemente è noto che nell’intestino il sodio sostituisce il calcio che si lega ad alcune sostanze come gli ossalati. Il sale sodico di ossalato, a differenza del sale calcico di ossalato, viene assorbito e l’ossalato può facilmente arrivare ai reni ed essere immesso nelle urine come promotore di formazione dei calcoli renali.
  • Il pH e bicarbonati. E’ un parametro fondamentale per la scelta delle acque. Il suo valore è legato alla presenza di sostanze alcaline come il bicarbonato. Oltretutto sono le più gradevoli per il sapore conferito dal bicarbonato di calcio specie nelle acque effervescenti naturali o addizionate di anidride carbonica. Anche in questo caso occorre attenzione perchè il bicarbonato in alte quantità si lega e veicola eccessive quantità di calcio o sodio. Poichè gran parte delle calcolosi renali giovano di componenti alcalini per diminuire il pH o acidità urinaria è meglio preferire acque con un pH vicino o superiore a 7.
  • Altri componenti. Si potrebbero fare molte più considerazioni sulle acque magnesiache, fluorurate, ferruginose, contenenti nitrati ecc. ma è meglio affidarsi ad un Nefrologo che si occupa di prevenire o curare la calcolosi renale che può indicarvi valutando globalmente la tipologia di acqua adatta per la vostra patologia litiasica.

 

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