Come posso attivare una efficace prevenzione della calcolosi ed identificare i fattori di rischio?

LA FORMAZIONE DEI CALCOLI RENALI

La calcolosi urinaria è una patologia molto frequente che colpisce variabilmente a seconda delle regioni italiane, Non esistono dati certi sulla incidenza o prevalenza per carenza di studi specifici e sicure evidenze che sottostimano i valori reali. In Sardegna (specie nel Sud) a causa del clima con caratteristiche sub-tropicale si può stimare che oltre 200.000 sardi soffrono o hanno sofferto di litiasi renale.
Non si hanno numeri orientativi sulla percentuale di soggetti «produttori di calcoli» cioè coloro che hanno avuto coliche renali nel giro di tre anni o molti altri che producono calcoli ogni mese per anni. Il calcolo nelle vie urinarie è una formazione in gran maggioranza dura che si sviluppa dall’ aggregazione di cristalli .
Normalmente i reni normali producono nelle urine particolari sostanze chimiche (promotori) che partecipano alla formazione dei cristalli, ma sono fortunatamente contrastate da altre sostanze chimiche che inibiscono la precipitazione dei cristalli (queste ultime vengono chiamate ”inibitori”). È il gioco tra inibitori e promotori che impedisce in condizioni normali, cioè in soggetti sani, la formazione di calcoli renali, anche in condizioni critiche. La formazione di calcoli è molto condizionata dalla concentrazione dei promotori nelle urine è lo stesso processo chimico che comporta la precipitazione di troppo sale in un bicchiere : se la sostanza contenuta nelle urine è più concentrata del normale essa tende a precipitare (sovrasaturazione) . Questo, si ricorda, non avviene poiché nei soggetti sani perché nelle urine ci sono delle sostanze che contrastano in maniera efficace la precipitazione dei cristalli ( citrati, magnesio, eccessiva acidità e talora alcalinità in presenza di infezione delle vie urinarie. Nella maggior parte dei casi il protagonista nella formazione è il calcio nelle urine provocato principalmente da fattori ereditari, familiari genetici (cosidetti “fattori idiopatici”) ma talora da fattori esterni, quali un’alimentazione ricca di calcio o povera di liquidi, senza che sia presente una patologia scatenante Gli studi hanno dimostrato che in un paziente che ha avuto un primo calcolo, la probabilità di formare un secondo calcolo è di circa 15% in un anno, 35% – 40% in 5 anni, 60% in dieci anni e 80% nell’arco della vita. La calcolosi renale colpisce più gli uomini delle donne (3/4 volte).

CHI DEVE CURARE I CALCOLI

Non vi è dubbio che il principale specialista di riferimento per la cura della calcolosi renale è lo Specialista Urologo il quale può intervenire per eliminare il calcolo frantumandolo con vari mezzi (litotrissia extracorporea-intracorporea) utilizzando le inde d’urto, oppure estraendo e/o frantumando il calcolo per via endoscopica o per via chirurgica. Gli urologi sono fondamentali per la cura della calcolosi e pur avendo tutte le capacità scientifiche, il loro intenso impegno giornaliero nell’ambito chirurgico lascia poco spazio ad una intensiva, non breve, continuativa ed approfondita attività mirata alla prevenzione. Il paziente calcolotico ha necessità di comunicare con lo specialista talora frequentemente.
L’intervento urologico può essere risolutivo ma migliaia di pazienti (produttori di calcoli) non possono sottoporsi numerose volte a procedimenti di litotrissia e/o interventi endoscopici e chirurgici e quindi , se è corretto rivolgersi all’Urologo, sembra etico ragionevole che il Medico di Base e lo stesso Urologo limitino troppi e frequenti interventi ma risolvere cercando di capire il problema alla radice.
Per questo riteniamo che vi debba essere una stretta collaborazione tra urologo interventista e il Medico Internista. La figura del Medico Internista è rappresentata dal Nefrologo ma particolarmente esperto nel campo per una diagnosi causale mai facile. Solo prove metaboliche raffinate possono permettere di porre la diagnosi e indicare una cura farmacologica e nutrizionale che rallenti o impedisca la formazione di altri calcoli. In Italia sono pochi i centri di cura della calcolosi gestiti da Nefrologi e ancora meno esistono laboratori specializzati che eseguano corrette e raffinate analisi che permettano di orientare il Nefrologo. In Sardegna attualmente non abbiamo laboratori iper-specialistici e siamo costretti ad inviare i campioni urinari in centri del Continente.

ALCUNE REGOLE D’ORO

Il produttore di calcoli deve adeguarsi a:
1) identificare dei fattori di rischio metabolici con l’analisi delle urine e del calcolo;
2) il paziente deve bere il tanto per poter urinare almeno 2,5 litri di acqua al giorno;
3) Cercare di mantenere il peso corporeo nei limiti della norma ma occorre la collaborazione di un bravo nutrizionista interfacciato con il nefrologo;
4) Seguire un’alimentazione bilanciata che tenga conto, secondo la tipologia della calcolosi di ridurre l’apporto alimentare di calcio e/o di ossalati e/o di fosforo e/o di acido urico;
5) L’attività fisica e sportiva deve essere incoraggiata ma durante l’esercizio fisico l’eccessiva traspirazione cutanea di liquidi, la sudorazione conducono ad un’alta concentrazione urinaria che favorisce la produzione di calcoli; bere continuativamente durante l’allenamento!
6) Se la regola vale per i sani e soprattutto per quelli affetti da ipertensione arteriosa è fortemente raccomandato ridurre il consumo di sale non superando i 5 grammi di sale da cucina (un cucchiaino colmo); poco sale, meno calcoli!
7) Consumare frutta e verdura ma attenzione alcuni di questi alimenti vegetariani contengono sostanze nocive per chi produce calcoli (esempio: un bel piatto di bietole o spinaci contiene grandi quantità di ossalato di calcio ed i calcoli di ossalato sono frequenti nei produttori di questo tipo di calcoli); invece molte frutte e verdure, possono aumentare i citrati urinari che inibiscono la formazione dei calcoli;
8) Mai ridurre drasticamente il consumo di calcio con la dieta (la sua quantità deve essere stabilità con le analisi) e non possiamo danneggiare le numerose donne con osteoporosi;
9) È noto che l’alimentazione ricca di proteine animali provenienti dalla carne non fa bene a nessuno ma deve essere limitata e personalizzata in tutte le calcolosi perché variando l’acidità urinaria favoriscono la formazione di numerose tipologie di calcoli e soprattutto dalle proteine si libera acido urico che favorisce le calcolosi uratiche;
10) limitate le bevande zuccherate con vari tipi di zuccheri, favoriscono la formazione di calcoli e inoltre diabete e sovrappeso sono fattori predisponenti.

Alla fine, l’alimentazione per qualsiasi patologia non si deve più definire “dieta”; i nefrologi e i nuovi nutrizionisti, specie quelli che si sono specializzati nell’alimentazione per i pazienti affetti da qualsiasi malattia renale, la definiscono più specificatamente “terapia nutrizionale”.

COSA DOBBIAMO BERE

Le caratteristiche delle acque minerali variano notevolmente. Il loro contenuto è composto da numerose sostanze minerali: sodio, cloro, potassio, fluoro, calcio, ferro, magnesio, silice, bicarbonati ma possono essere presenti tracce di altri elementi come litio, stronzio, arsenico, bario, manganese, solfati, iodio, nitrati, fosforo, alluminio, bromo. Tutti questi elementi provengono dallo scorrimento e dal contatto delle acque con le superfici sotterranee e superficiali. Le sorgenti devono collocate in zone non inquinate e quindi devono essere batteriologicamente pure.
I parametri che devono essere presi in considerazione sono vari e il giudizio dell’acqua più adatta non deve basarsi solo su uno o due di questi ma deve essere frutto di una valutazione complessiva anche sulla base del tipo di calcoli renali da cui è affetto il paziente:
Il residuo secco fisso. È utile per classificare le acque in “minimamente mineralizzate”, “leggermente mineralizzate o oligominerali” “acque mineralizzate o medio minerali e acque ricche di sali minerali. Questo solo parametro è preso purtroppo in considerazione da molti acquirenti.
La conducibilità è un parametro che è proporzionale dalla capacità dell’acqua di condurre la corrente elettrica. Maggiore è la conducibilità maggiore è il contenuto di sali minerali perchè essi favoriscono il passaggio della corrente elettrica.
Il contenuto di calcio. Talora pazienti e semplici acquirenti diffidano delle acque che contengono una certa quantità di calcio (come in talune acque minimamente mineralizzate). Una certa quantità di calcio è indispensabile nelle acque che beviamo poichè il calcio nell’intestino lega fortemente alcuni composti come l’ossalato che non vengono riassorbiti e pertanto vengono eliminati con le feci.
Il contenuto di sodio. Impercettibile al gusto questo elemento è sempre presente ma sono sconsigliate le acque cloruro-sodiche nei pazienti con ipertensione arteriosa e/o insufficienza renale.
Il pH e bicarbonati. Il suo valore è legato alla presenza di sostanze alcaline come il bicarbonato. Oltretutto sono le più gradevoli per il sapore conferito dal bicarbonato di calcio specie nelle acque effervescenti naturali o addizionate di anidride carbonica. Anche in questo caso occorre attenzione perchè il bicarbonato in alte quantità si lega e veicola eccessive quantità di calcio o sodio.

L’acqua del rubinetto? perché no? ad alcune città pervengono acque potabili da differenti acquedotti di buona qualità, anche in Sardegna. Nella nostra Regione sono prevalenti le acque di falda; le acque del continente provengono da acque di sorgente, non sono sempre di qualità, e spesso il costo/qualità non rispecchia la bontà dell’acqua. Se i cittadini potessero conoscere le analisi regolarmente effettuate dalle Agenzie Regionali, si potrebbero valutare correttamente se idonee. È dovere del nefrologo indicarvi le acque più idonee per il vostro caso evitando inutili carichi dai supermercati ed eccessive spese inutili senza contare che alcune acque sono imbottigliate utilizzando alcuni tipi di plastiche che possono essere dannose.

Lo stile di vita, se inadeguato, influenza notevolmente anche la produzioni di calcoli. L’alimentazione è parte integrante della nostra vita: troppe proteine, pochi vegetali, poco sale, troppa sedentarietà, troppi zuccheri. Occorre rifletterci

Piergiorgio Bolasco
Specialista in Nefrologia Medica

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