PRINCIPI DELLA DIALISI

La dialisi
Le cause di Insufficienza renale cronica sono molteplici, alcune ereditarie, mentre altre sono acquisite o si sviluppano con l’età. In genere il medico sospetta un’insufficienza renale cronica in un paziente diabetico, iperteso, anziano e/o con disturbi urinari.
Negli stadi finali, il trapianto di rene rappresenta il trattamento ottimale, ma non tutti i pazienti sono idonei a riceverlo per varie patologie associate.
Quando la malattia renale cronica è terminale la dialisi è il trattamento che consente di gestire l’insufficienza renale, e di mantenere in vita il paziente. Elimina i liquidi in eccesso e le tossine uremiche, garantisce equilibrio acido base ed elettrolitico, ma sostituisce solo parzialmente la funzione dei reni. Elimina con difficoltà e in minima parte alcune molecole come il fosforo che tende ad accumularsi con gravi conseguenze sé non si esegue una dieta ed un adeguata terapia farmacologica.
La dialisi è una terapia che permette di rimuovere/filtrare le sostanze tossiche e liquidi che aumentano nel sangue quando i reni non funzionano più, attraverso un particolare “lavaggio” del sangue da molti tipi di tossine uremiche che purtroppo inevitabilmente provengono dalla alimentazione. Esistono due tipi principali di dialisi, emodialisi e dialisi peritoneale, che rimuovono dal sangue le sostanze di “scarto” spesso tossiche e liquidi in due modi diversi.
Nell’emodialisi il lavaggio del sangue avviene grazie all’utilizzo di un filtro. All’interno del filtro il sangue entra in contatto, attraverso una membrana porosa, con il liquido prodotto dall’apparecchio di dialisi (bagno dialisi o dializzato), che porta via dal sangue le sostanze tossiche e l’acqua che si è raccolta nell’organismo, non più eliminati dai reni malati durante l’intervallo senza dialisi. Questo filtro è costituito da una membrana semipermeabile che permette il passaggio di alcune molecole di piccole-medie dimensioni tossiche e ostacola ovviamente il passaggio di elementi come i globuli rossi, globuli bianchi, piastrine che sono di dimensioni enormemente maggiori e non possono mai attraversare i pori della membrana quindi non potranno mai essere eliminati con la dialisi. La stessa apparecchiatura o monitor consente la circolazione del sangue: il sangue del paziente viene prelevato da un accesso vascolare (fistola artero-venosa allestita appositamente o tramite il posizionamento delle vene centrale a maggior calibro di un Catetere cosiddetto Venoso Centrale) viene pompato spingendolo all’interno del circuito attraverso l’azione peristaltica di una pompa a un flusso che varia tra 200 ml/min a 400 ml/min e così fatto passare all’interno del filtro. Nel filtro avviene lo scambio di liquidi scorie, uremiche ed elettroliti. Il sangue dopo questo processo viene reso al paziente purificato. L’emodialisi è permessa grazie alla combinazione di diversi fenomeni fisici che sono regolati dall’apparecchiatura di dialisi. I processi sono:
• la Diffusione che consente ai prodotti di scarto o tossine uremiche, all’acqua ed agli elettroliti e di essere espulsi dal sangue ed passare al liquido di dialisi che viene eliminato nello scarico;
• Ultrafiltrazione o Convenzione che Indica il passaggio o trasporto del solvente (acqua plasmatica) dal lato sangue al lato dialisi della membrana grazie all’ applicazione di una pressione idrostatica tra un lato e l’altro della membrana.
• Oltre alla convezione gioca ancora un piccolo ruolo nella diffusione dei soluti il cosiddetto gradiente osmotico.
L’emodialisi si effettua in ospedale o in strutture dedicate (centri dialisi) in genere 2-3 volte alla settimana per una durata di 4-5 ore. Il paziente si reca al centro a giorni alterni ( Lunedi-Mercoledì-venerdì, o Martedì-Giovedì-sabato, nel turno meridiano oppure pomeridiano, in base ad una precisa turnazione scelta anche in base alle esigenze del paziente e della famiglia. Il ritmo e la durata della seduta dialitica sono stabiliti dal nefrologo in base agli esami di controllo e alla situazione clinica e e sintomi del paziente.
La dialisi peritoneale è una metodica di trattamento dialitica alternativa all’emodialisi che si basa sull’utilizzo della membrana peritoneale come filtro depurativo, quindi il processo depurativo si svolge all’interno del nostro organismo senza che sia necessario un circuito extra corporeo e l’allestimento chirurgico di una fistola artero-venosa. Nel nostro addome esiste una membrana chiamata Peritoneo che è utilizzata con la funzione di membrana dialitica, per tanto esegue la stessa funzioni di un filtro in emodialisi. È un tipo di trattamento adatto ad essere eseguito a domicilio perché non necessita di apparecchiature tecnologiche complesse. Una determinata quantità di soluzione di lavaggio sterile viene infusa nella cavità addominale attraverso un catetere precedentemente posizionato con un piccolo intervento chirurgico. Le tossine uremiche e i soluti attraversano la membrana per diffusione, dal flusso ematico presente nei vasi che irrorano il peritoneo al liquido di dialisi e viceversa. La rimozione di acqua avviene per osmosi, grazie all’aggiunta dell’agente osmotico (di solito il glucosio) presente nel liquido di dialisi che viene sostituito periodicamente da un nuovo liquido fresco. La dialisi peritoneale di solito essendo un trattamento di svariate ore continuativamente produce una efficace e soft azione depurativa simile alla funzione del rene naturale rispetto all’emodialisi e con una maggior stabilita per il paziente. È un trattamento auto gestito, generalmente effettuato dal paziente, opportunamente formato da personale infermieristico qualificato. Può essere eseguita in modo manuale o tramite una macchina, in entrambi i casi è composto da tre fasi fondamentali:
1. Fase di carico: il liquido pulito viene inserito nella cavità addominale,
2. Fase di sosta: il liquido viene lasciato nella cavità addominale per un determinato periodo di tempo, durante il quale si carica di scorie e liquidi in eccesso dalla rete vascolare del peritoneo;
3. Fase di scarico: il liquido viene scaricato come prodotto di scarto.

La dialisi peritoneale effettuata manualmente è la CAPD: attraverso il catetere peritoneale permanente vengono introdotti 2 litri di liquido già pronto che si cambierà con liquido nuovo 4 volte al giorno ogni 6 ore. L’organismo si ripulisce dalle sostanze tossiche continuativamente permettendo di non avere eccessive restrizione dietetiche e di bevande, miglior controllo del peso corporeo e della pressione arteriosa; inoltre avere maggior possibilità di spostamento, poiché autogestita dalla stessa persona malata con o senza un partner.
Un altro modo di dialisi peritoneale relativamente recente per dializzare attraverso il peritoneo è con l’utilizzo di una macchina (Cycler) che esegue la dialisi automaticamente senza l’intervento del paziente. È indicata quando il paziente ha una funzione peritoneale adeguato ad esso e per esigenze sociale particolari (bambini, giovani che lavorano ecc.) il paziente è ben formato all’uso della macchina, la prepara e la utilizza durante la notte ed il sonno notturno e come indicato dalla prescrizione medica, prima di coricarsi si collega alla macchina. Durante la notte la macchina permette gli scambi di liquido di dialisi nella cavità peritoneale e il mattino seguente al risveglio il paziente può disconnettersi dall’apparecchiatura e può condurre e può dedicarsi alla sua giornata.

Cristina Mocco

Infermiera Centro Nefrologia e Dialisi di Muravera

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